Ovvero cosa succede da quando in Giappone hanno deciso di collegare una fontana ad un computer.



Mansuè scippa la pallavolo a Oderzo
Lo schiaffo di Vizzotto: “La piazza opitergina non si merita il grande sport”
ODERZO. La Lae Electronic emigra a Mansuè. La squadra di volley maschile che conquistò la serie A, salvo poi essere costretta a rinunciare per motivi economici, lascia la piazza opitergina e ricomincia dalla C. E’ un addio con polemica quello della storica e blasonata società che la scorsa primavera vinse anche la Coppa Italia. Un’imbattibilità sul campo non sostenuta da nuove forze economiche fino all’amaro epilogo che ha costretto i dirigenti a cedere i diritti della A2 alla Burro Virgilio Mantova che sul campo non era riuscita a conquistare la massima serie.
E così il volley se ne va da Oderzo sbattendo la porta. La delusione per l’occasione persa è ancora palpabile e sono in molti a non aver ancora digerito l’amaro boccone. Politica e imprenditoria hanno voltato le spalle ai successi sportivi di una piazza dove il volley può contare su un’ampia schiera di appassionati.
Ma la passione non basta senza soldi. Non resta quindi che ripiegare su Mansuè, dove a suo tempo era stato costituito il vivaio che a fine stagione 2007/2008 ha conquistato la serie C grazie ad un campionato ineccepibile. “Si riparte da Mansuè perché non ha più senso stare a Oderzo – spiega Giuseppe Vizzotto, storico sponsor della Lae Electronic e primo cittadino del Comune dell’Alto Livenza – è vergognoso che una città del genere non abbia fatto nulla da nessun punto di vista per darci una mano ad arrivare in serie A. Posso permettermi di dire questo perché in 15 anni non mi sono mai tirato indietro, ho dato tanto anche in altri sport opitergini, ma la risposta stavolta è stata un’amara delusione. Hanno avuto su un piatto d’argento la seria A2 con la visibilità e i vantaggi che questo avrebbe potuto implicare per la città. Non l’hanno voluta e quindi è giusto andarsene da Oderzo.” Le parole di Vizzotto fanno eco a quanto già più volte dichiarato dai dirigenti della squadra, in particolare dal presidente Antimo Puca che ha ribadito che per un po’ non intende varcare la soglia del palazzetto di via Pontremoli. Un luogo di grandi gioie sportive che non potrà mai essere teatro di una gara di serie A della squadra di pallavolo giunta ai vertici dello sport nazionale. “Ripartiamo da Mansuè, sperando che ci sia un futuro – chiude Vizzotto – noi puntiamo subito alla promozione in B. Non abbiamo nulla da perdere.”
Barbara Battistella, La Tribuna di Treviso, 29 Luglio 2008
Ricevo e pubblico.

Cari amici,
venticinque anni fa, il 2 agosto 1983, Ernesto Olivero ed alcuni amici del Sermig entravano per la prima volta nell’ex arsenale militare di Torino. Era un rudere, ma nei loro cuori lo vedevano già Arsenale di Pace.
Ernesto ricorda: "Ci sono tante stelle spente che desiderano essere accese, ma che resteranno spente per sempre se nessuno desidera veramente che tornino a fare luce. Io sono stato inconsciamente guidato dal Signore, insieme a tanti amici, perché mi avviassi ad accendere una di queste stelle.
Quando mi sono reso conto di essere incamminato per questa strada, mi sono ritrovato ad avere una fede incrollabile e non ho più mollato, neanche per un momento, il desiderio di riaccendere questa stella che è l'Arsenale".
Grazie a tutti voi che ci avete aiutato, incoraggiato, criticato e amato, facendo sì che questa avventura di Dio potesse esistere e svilupparsi.
Su giovanipace.org potete trovare immagini e storia di questi 25 anni.
La Fraternità del Sermig
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Quest'uomo è un genio!